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	<title>Alberto Custerlina &#187; genere</title>
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		<title>Genere o non genere, che problema!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 12:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[noir]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2009/11/18739-big-4-scaffale2.jpg"><img alt="18739-big-4-scaffale2" class="alignleft size-medium wp-image-159" height="204" src="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2009/11/18739-big-4-scaffale2-300x291.jpg" title="18739-big-4-scaffale2" width="210" /></a>Quante volte nella vostra vita (soprattutto di recente, con le ormai vastissime raccolte di MP3 che molti di noi possiedono) vi siete messi a far ordine nel vostro archivio musicale? Tante, immagino. E ogni volta vi sarete chiesti: in che ordine mettiamo questi dischi? Per autore? Per genere? Per anno? Da par mio, l’ordine migliore è quello di genere e vi dico anche perché. Quando ti avvicini alla scaffalatura che ospita i tuoi vinili e i tuoi CD ben ordinati per genere (oppure quando apri la cartella degli MP3), è il <em>mood</em> della giornata che guida la tua mano verso un genere o un altro. Oggi, per esempio, è un’uggiosa domenica di novembre e siamo verso l’ora di pranzo, io mi sento rilassato e quindi mi sto facendo cullare dalle atmosfere eteree e ripetitive di <span style="color: #ff9900;">Aelita</span>, un ottimo lavoro dei <span style="color: #ff9900;">Tie+Tickled Trio</span>. Fosse stata una giornata più energica, forse avrei ascoltato una sinfonia di <span style="color: #ff9900;">Mahler</span> oppure un vecchio disco rock. Fosse stata una serata d’estate, forse avrei ascoltato un <span style="color: #ff9900;">Miles Davis</span> del periodo hard bop. E così via. Ora mi chiedo: se con la musica funziona bene il binomio tra il <em>mood</em> personale del momento e il genere (o l’autore) che scelgo di ascoltare, perché non dovrebbe funzionare allo stesso modo con la letteratura? Me lo chiedo, perché alcuni giorni fa si è riaffacciato in rete il solito battibecco sui generi. Riassumo brevemente: l’ottimo <span style="color: #ff9900;">Raul Montanari</span> dà il LA con <a href="http://satisfiction.menstyle.it/136/satisfiction-128-il-post-noir" target="_blank">un articolo su </a><span style="color: #ff9900;"><a href="http://satisfiction.menstyle.it/136/satisfiction-128-il-post-noir" target="_blank">Satisfiction</a></span> e ipotizza una nuova etichetta, il <strong><span style="color: #ff9900;">post-noir</span></strong>. Lo fa pubblicando una sua conversazione (e-epistolare) con <span style="color: #ff9900;">Gianni Biondillo</span> e <span style="color: #ff9900;">Grazia Verasani</span>. Da quel punto in poi, com’era prevedibile, si è scatenato l’inferno. Almeno tre i siti di discussione: Satisfiction stesso, <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/pop-polar-1-giampaolo-simi/" target="_blank">Nazione Indiana</a> (a partire da un intervento di <span style="color: #ff9900;">Giampaolo Simi </span>in risposta a Montanari) e Facebook. Sui primi due siti lo scontro (verbale) è stato violento, sul terzo meno, perché si trattava di una discussione “privata” all’interno di una nota pubblicata da <span style="color: #ff9900;">Stefano Di Marino</span>. Io non ho letto tutti gli interventi (erano centinaia), ma mi sembra che su Nazione Indiana sia andata in scena la diatriba più accesa e, come spesso accade in Italia, la qualità della discussione è scesa molto di livello con il passare del tempo. Dalle solite discussioni su <span style="color: #ff9900;">genere sì – genere no</span>, molti sono scivolati sul piano personale, cercando di regolare vecchi conti in pubblico (o almeno questo è ciò che appariva all’esterno). Gian Paolo Serino ha perfino compilato un <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/27/pop-polar-1-giampaolo-simi/#comment-122591" target="_blank">abrasivo elenco post-moderno</a> dove troncava perentoriamente la grande maggioranza degli scrittori di genere italiani contemporanei, scendendo, in alcuni casi, sul piano del cattivo gusto e rasentando l’offesa personale. Allora io dico: come mai non ci siamo ancora stufati di queste lotte? Non riusciamo a capire che la scelta di genere che il lettore fa quando è in libreria, oppure davanti allo scaffale di casa sua, è dettata dall’emozione che lui prova in quel momento? Non credete che i generi e le etichette lo aiutino a scegliere ciò che egli pensa sia meglio leggere in quel periodo/momento della sua vita? Oppure credete che leggere <span style="color: #ff9900;">Joyce</span> o <span style="color: #ff9900;">Proust</span> emotivamente sia la stessa cosa, tanto sono entrambi letteratura di alto livello? Oppure, entrando nel vasto oceano dei generi, pensate che il Maigret di <span style="color: #ff9900;">Simenon</span> sia equivalente a un Holmes di <span style="color: #ff9900;">Doyle</span>? Oppure che Dracula di <span style="color: #ff9900;">Stoker</span> vi dia le stesse emozioni di un romanzo di <span style="color: #ff9900;">Dumas</span>? No, perdio, non credo sia così. Io mi avvicino a un libro piuttosto che un altro a seconda del mio stato mentale ed emotivo. Sono felice e spensierato? Leggo <span style="color: #ff9900;">Lansdale</span> o <span style="color: #ff9900;">Leonard</span>. Sono in vena di letture impegnative e di alto livello? Un bel saggio di <span style="color: #ff9900;">Hofstadter</span> farà per me. Incazzato? <span style="color: #ff9900;">Manchette</span>. E’ Natale? Mi sparo. Ehm, no, volevo dire mi sparo un <span style="color: #ff9900;">Tolkien </span>oppure un gustoso <a href="http://www.ibs.it/code/9788845201202/zzz1k1456/racconti-e-storielle-degli.html" target="_blank">volumetto di storielle ebraiche</a> (consigliato). Pasqua? Boh, vado a farmi una gita sui monti. Sono in ferie? Divoro un thriller di <span style="color: #ff9900;">Connelly</span>. Non lo so. Io funziono così e molte persone che conosco funzionano allo stesso modo. Certo, poi possiamo discutere se il <strong><span style="color: #ff9900;">post-noir</span></strong> sia un’etichetta che ha senso di esistere e se sotto tale definizione ci sia veramente un gruppo di scrittori e di opere che ne rappresentano lo spirito. E possiamo anche discutere quale sia questo spirito. Però, a mio parere, non possiamo negare che l’appartenenza a un genere o a un altro non sia un tassello fondamentale della letteratura, come lo è per la musica (e il cinema, eccetera eccetera). Viva i generi!</p>
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