A seguito di un mio sarcastico intervento su Facebook, Giacomo Brunoro, uno degli organizzatori del Festival Sugarpulp 2011, mi chiede maggiore umiltà e senso di realtà.
Bene, mi sembra che di umiltà e professionalità io ne abbia dimostrata parecchia al Festival Sugarpulp, portando a termine il mio compito nel migliore dei modi nonostante il clima per niente festivaliero.
Intanto va detto che il mio evento era in parallelo a 4 nomi noti della letteratura di genere quali Carlotto, Lansdale, Gischler e Willock (di solito un evento grosso non ha eventi paralleli e infatti tutti quelli con cui ho parlato al festival se ne sono lamentati perché hanno dovuto fare una scelta), poi devo segnalare che non era previsto nessun tipo di rimborso spese nonostante le sponsorizzazioni di un certo rilievo. Nonostante ciò, io ho accettato lo stesso, per amicizia.
Da qui in avanti tutto è andato nel verso sbagliato: non ho ricevuto nessuna telefonata né email dall’organizzazione per farmi avere informazioni riguardo parcheggi, logistica eccetera. Quando sono arrivato, Matteo Righetto, uno degli organizzatori e fondatore di Sugarpulp, mi ha offerto un caffè lasciandomi al bancone con la tazzina in mano perché aveva da fare. Da quel momento in poi l’organizzazione è stata completamente assente, se non per qualche occhiata in sala durante la mia presentazione.
Finita la presentazione (seguita da meno di 10 persone), mi sono fermato a parlare con qualcuno e nel frattempo l’organizzazione se l’è filata a pranzo con i big: neanche una parola, una telefonata, un sms, un grazie. Mi sono distratto un attimo e non c’era più nessuno. A quel punto, ho scambiato 4 chiacchiere con un amico, ho mangiato un tramezzino e una coca, e me ne sono andato a Grado Giallo. Nessuno di Sugarpulp mi ha più contattato, neanche per dire: cavolo, ci siamo dimenticati di Al Custerlina, sarà mica ancora seduto nella sua saletta?
Questi comportamenti da parte di Sugarpulp non sono accettabili neanche invocando l’ inesperienza dell’organizzazione in fatto di festival, perché sono cose che riguardano la sfera delle corrette relazioni tra persone. Del resto era evidente fin dall’inizio che la loro idea di festival separava bene gli autori di serie A da quelli di serie B: lo si notava dal sito, dalle locandine, dal fatto che per la mia presentazione nessuno aveva preparato un evento Facebook (l’ho preparato io e ho reso l’organizzazione Amministratore, in modo che mandassero inviti, ma non è successo nulla), eccetera.
Insomma, forse qualche altro scrittore di serie B ha fatto esperienze diverse, ma vi assicuro che nel mio caso l’organizzazione era concentrata al 100% sui big. Non sarebbe stata una bella situazione neanche per il più umile degli uomini. Riguardo al senso di realtà, mettiamola in questa maniera: io ho sborsato più di 50 realissimi euro tra benzina, autostrada e pranzo, ho riempito una riga del programma di una manifestazione che senza gli autori di serie B non si sarebbe potuta chiamare Festival e ho donato 8 ore del mio realissimo tempo; in cambio non ho avuto nulla, neanche una spilla o una maglietta, neanche poter fare quattro chiacchiere con gli altri autori a pranzo, come invece mi è sempre successo in qualsiasi altro festival. Insomma, un’esperienza realmente senza senso.
Chiudo con un consiglio a Sugarpulp: la prossima volta che organizzate un festival, fatelo anche per passione (se ce l’avete) e non solo per un vostro tornaconto.