My Writings. My Thoughts.

Mano Nera, Vidocq e i lettori

// June 24th, 2010 // Letteratura, News!

Credo fosse feb­braio. Oppure i primi di marzo.

Il mio edi­tor mi chiama al tele­fono: abbiamo deciso, dice, Mano Nera inau­gu­rerà una nuova col­lana di Bal­dini Castoldi Dalai. Vidocq.

Quando sento il nome trasalisco.

Sai chi è Vidocq?, mi chiede.

Eh, se lo so. Pro­prio la sera prima avevo rivi­sto il film con Depar­dieu, una coin­ci­denza strana.

 

Vidocq, però, è anche un mito della mia “infan­zia”. Non ho mai scor­dato le due serie tele­vi­sive fran­cesi con Ber­nard Noël prima e Claude Bras­seur dopo. Non so per­ché, ma all’epoca mi si erano impresse nella memo­ria (darei oro per rive­dere que­gli episodi).

Oggi, inau­gu­rare una nuova col­lana di BCDe per me è un grande onore, magni­fi­cato ancor di più per avere il nome di Vidocq stam­pato sul mio libro. Sbro­do­la­menti a parte, dal 6 luglio la parola pas­serà ai let­tori, la prova più dura. Scri­vere, tro­vare una casa edi­trice, pub­bli­care, è nulla al con­fronto di tale prova. Pia­cere ai let­tori è arduo e lo è ancora di più alla seconda prova, dove si cer­cano con­ferme e allo stesso tempo novità. Io ho cer­cato di man­te­nere l’equilibrio tra il nuovo e il vecchio.

Mano Nera è un noir [un turbo noir ;) ] agile ed essen­ziale, una pal­lot­tola ad alta velo­cità che mi pia­ce­rebbe piaz­zare nei cer­velli dei let­tori. Scritto alla mia maniera, certo, eppure più raf­fi­nato nelle inten­zioni rispetto a Bal­kan bang!. Ci sarò riu­scito? Me lo direte voi. Intanto vi lascio alla scheda del libro, tanto per potervi fare un’idea.

 

Una Sara­jevo livida, in attesa di una pri­ma­vera che tarda a rive­larsi, assi­ste al rapi­mento di Sanja e Nadira Kara­ha­san, rispet­ti­va­mente figlia e nipote di un mini­stro bosgnacco. Con­tem­po­ra­nea­mente, viene tra­fu­gato il tesoro più pre­zioso della Bosnia-Erzegovina, l’Haggadah di Sara­jevo, un antico mano­scritto sefar­dita custo­dito al Museo Nazio­nale e con­si­de­rato il sim­bolo di una mul­ti­cul­tu­ra­lità che stenta ad affer­marsi in una terra ancora ferita dalla guerra civile.

Con que­ste azioni cla­mo­rose, che spin­gono la popo­la­zione a scen­dere in piazza, la redi­viva Mano Nera tenta di ridare fuoco alle pol­veri bal­ca­ni­che. Sarà Ljud­mila Hor­vat, kil­ler croata e cat­to­lica inte­gra­li­sta a cer­care di evi­tare il peg­gio in una lotta con­tro il tempo che vede coin­volte orga­niz­za­zioni cri­mi­nali, paesi stra­nieri e avven­tu­rieri senza scru­poli. Al suo fianco, due ambi­gui per­so­naggi, Kostas il greco e Darko Kava­jan, tra­mano nell’ombra per assi­cu­rare alla giu­sti­zia un cri­mi­nale di guerra e por­tare nelle pro­prie tasche una ricca ricompensa.

Ma non tutto è come sem­bra. Oscuri ricordi rie­mer­gono dal pas­sato e un enig­ma­tico scac­chi­sta russo di madre serba, Kirill Todo­ro­v­ski, muove pedine su una scac­chiera dove non tutti i pezzi sono visi­bili. All’interno di un com­plesso intrec­cio ricco di azione e nella totale assenza di una netta distin­zione tra il Bene e il Male, Alberto Custer­lina ci porta nell’universo cri­mi­nale bosniaco, in una terra ancora lace­rata dalle divi­sioni etni­che e reli­giose, ma soprat­tutto preda di fame­lici lupi senza scru­poli che si con­ten­dono il con­trollo della poli­tica e dei traf­fici illegali.

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