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Editoria a pagamento: tanta croce e niente delizia

// March 31st, 2010 // Letteratura, Pensieri

Lo so, nean­che avete ini­ziato a leg­gere e già avete capito tutto. Va bene. Allora ini­ziamo dalla fine: mai pagare per vedere pub­bli­cato il pro­prio sforzo let­te­ra­rio. Ora, que­sta è la mia per­so­nale idea (con­di­visa da molti), ma migliaia e migliaia di per­sone, a un certo punto della loro vita, sulla super­fi­cie arzi­go­go­lata delle loro meningi si stampa a fuoco l’idea con­tra­ria e non c’è verso di con­vin­cerli a desi­stere. Pub­bli­care diventa la parola d’ordine, l’imperativo della vita. A qual­siasi costo. Costi che di solito sono pesanti: da 1000 a 7/8000 euro. Per­ché la gente è dispo­sta a pagare tanto per vedere stam­pato il pro­prio romanzo (o la pro­pria rac­colta di poe­sie)? Tutta la que­stione trae ori­gine dalla volontà arti­stica che molti di noi col­ti­vano più o meno segre­ta­mente: chi suona, chi dipinge, chi usa il video, chi scrive, ecce­tera. E fin qui niente di male, tutt’altro. Andiamo avanti, però. Tra que­sti arti­sti, lo scrit­tore è tra i più sfi­gati, forse il più sfi­gato, per­ché per otte­nere sod­di­sfa­zione è costretto fin da subito a pro­durre un libro e cioè un oggetto fatto di carta stam­pata e rile­gata. Un oggetto arti­stico di natura fisica, quindi. Anzi, un multi-oggetto, visto che per sua natura non se ne può pro­durre sol­tanto uno. Il libro non è una sta­tua, per la quale la gente si muove, con­ver­gendo nel posto dov’è sita. E non è musica, quindi niente con­certi o emis­sioni radio­fo­ni­che. No. Que­sto male­detto libro è l’unico canale di tra­smis­sione della vostra opera ed essendo un oggetto fisico di una certa com­ples­sità (impa­gi­na­zione, stampa, rile­ga­tura, coper­tina) che neces­sità di essere ripro­dotto in nume­rose copie da vei­co­lare verso il pub­blico, tutta la sto­ria rischia di diven­tare un incubo. Fatta que­sta pre­messa, pas­siamo alle infor­ma­zioni che lo scrit­tore in erba deve cono­scere per affron­tare al meglio l’impresa della pub­bli­ca­zione: 1. In Ita­lia, ogni anno, si pub­bli­cano oltre 50.000 titoli, dalla manua­li­stica, alla sag­gi­stica, alla nar­ra­tiva, ecce­tera. 2. Da que­sto dato appros­si­ma­tivo (ma esatto nell’ordine di gran­dezza), pos­siamo dedurre che le libre­rie, visto l’esiguo spa­zio fisico a loro dispo­si­zione, potranno esporre sol­tanto alcuni di quei 50000 volumi. 3. Tra i libri che saranno espo­sti, pochi potranno rima­nere sugli scaf­fali per più di due o tre mesi: la mag­gior parte di loro fini­ranno sopra scaf­fali secon­dari, in seconda fila oppure saranno sem­pli­ce­mente resi all’editore (e que­sta è l’ipotesi più pro­ba­bile), per far posto alle nuove infor­nate edi­to­riali. Fatta que­sta pre­messa, vediamo come lavora il libraio. Per esem­pio, come fa a sce­gliere quali libri acqui­stare e quali siste­mare in posi­zione pri­vi­le­giata (all’ingresso e sugli scaf­fali più in evi­denza)? Be’, essendo la libre­ria un’attività com­mer­ciale (e quindi a scopo di lucro) la scelta rica­drà sui titoli che hanno buone spe­ranze di ven­dere. Ma chi da que­ste infor­ma­zioni ai librai? Lo fa il distri­bu­tore, meglio cono­sciuto come “il fla­gello dell’esordiente”. Dati una serie di accordi e ras­si­cu­ra­zioni che il distri­bu­tore ha sti­pu­lato con le case edi­trici, egli con­si­glia il libraio secondo cri­teri di mas­sima con­ve­nienza (cioè di mas­sima ven­dita). Poi gli rifila anche gli scar­tini, ma solo per obbligo con­trat­tuale e in un numero di copie bas­sis­simo (da 1 a 5). Inciso: per scar­tini intendo tutti i libri che non sono best sel­ler o can­di­dati a diven­tarlo, quindi tutti i pro­dotti delle case edi­trici indi­pen­denti (chia­mate altresì “pic­cole case edi­trici”, ter­mine che a me non piace) e una marea di titoli editi dalle coraz­zate dell’editoria. Detto que­sto, imma­gi­niamo un romanzo edito da una casa edi­trice seria ma indi­pen­dente (pic­cola): a meno di casi ecce­zio­nali estre­ma­mente rari, esso è desti­nato a ven­dere pochis­simo (1000 copie in ambito nazio­nale per arri­vare fino a qual­che migliaio nei casi for­tu­nati), rimarrà sugli scaf­fali per due mesi e in seguito il let­tore lo potrà com­pe­rare solo su ordi­na­zione e solo se la casa edi­trice è vera­mente seria e quindi ha stam­pato un numero di copie suf­fi­cienti. Que­sta, in sol­doni, è la situa­zione dell’editoria. Ora, final­mente, veniamo all’editore a paga­mento. Egli non è nient’altro che un tra­mite con una tipo­gra­fia (e qual­che volta egli stesso è una tipo­gra­fia) che vi stampa il libro in un numero di copie che di solito va dalle 500 alle 1000. Poi voi pagate la somma e vi por­tate a casa una parte o tutti i volumi. E qui resto sul vago, per­ché i numeri e le con­di­zioni pos­sono variare da edi­tore a edi­tore. Comun­que, tutto ciò viene fatto alla luce del sole ed è quasi sem­pre rego­lato da un con­tratto. Quindi qual è il pro­blema? Il pro­blema è la que­stione etica. Que­sti edi­tori, ovvia­mente, non vi dicono mai che un’operazione di que­sto tipo è asso­lu­ta­mente fal­li­men­tare. Anzi, pro­du­cono pub­bli­cità ingan­ne­voli, tipo la seguente: Veder pub­bli­cati i pro­pri scritti non è sol­tanto una sod­di­sfa­zione intima. É anche un mezzo inso­sti­tui­bile per far cir­co­lare le pro­prie idee, le pro­prie espe­rienze, i modi di vedere e di sen­tire. L’Editrice XYZ dà la pos­si­bi­lità di farti leg­gere e di espri­mere te stesso. Niente di più falso: il vostro libro e le vostre idee non cir­co­le­ranno per nulla, nes­suno vi leg­gerà e voi vi sarete espressi con la vostra magni­fica elo­quenza verso un tea­tro vuoto. Que­sti edi­tori, infatti, non vi par­lano mai della distri­bu­zione e se lo fanno men­tono spu­do­ra­ta­mente per­ché, sta­tene certi, il vostro volume mai e poi mai sarà distri­buito secondo i canali con­ven­zio­nali. Al mas­simo finirà in una o due libre­rie locali, ben nasco­sto e comun­que per un periodo di tempo molto limi­tato. E natu­ral­mente sarà inse­rito sul sito web dell’editore, un sito che pro­ba­bil­mente si aggira sulle due visite uni­che men­sili. Graso el din­dio, si dice a Trie­ste. Che ci cre­diate o meno, la realtà è que­sta. Quindi lasciate per­dere la pub­bli­ca­zione a paga­mento. Però c’è un però. Se a voi basta auto-produrre un volume da distri­buire agli amici, se vi basta la sod­di­sfa­zione di tenere tra le mani la vostra opera stam­pata e rile­gata, se vi basta accor­darvi con il libraio sotto casa per ven­dere una cin­quan­tina di copie, allora fate tutto da soli, fino in fondo. Sce­gliete uno dei nume­rosi ser­vizi di Print on Demand che tro­vate sul web (per esem­pio Lula, che mi pare il migliore) e vi assi­curo che rispar­mie­rete tempo, soldi e buona parte del vostro fegato. Parola di Custer­lina. Tea­ser: nella pros­sima pun­tata cer­che­remo di capire per­ché il vostro mano­scritto viene sem­pre rifiu­tato dalle case editrici.

One Response to “Editoria a pagamento: tanta croce e niente delizia”

  1. AngoloNero says:

    Io penso che più siamo, a denun­ciare il feno­meno, e più gente riu­sci­remo a con­vin­cere che pub­bli­care a paga­mento è una ca*#@ta pazzesca…

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