My Writings. My Thoughts.
Genere o non genere, che problema!
// November 8th, 2009 // Letteratura, Pensieri
Quante volte nella vostra vita (soprattutto di recente, con le ormai vastissime raccolte di MP3 che molti di noi possiedono) vi siete messi a far ordine nel vostro archivio musicale? Tante, immagino. E ogni volta vi sarete chiesti: in che ordine mettiamo questi dischi? Per autore? Per genere? Per anno? Da par mio, l’ordine migliore è quello di genere e vi dico anche perché. Quando ti avvicini alla scaffalatura che ospita i tuoi vinili e i tuoi CD ben ordinati per genere (oppure quando apri la cartella degli MP3), è il mood della giornata che guida la tua mano verso un genere o un altro. Oggi, per esempio, è un’uggiosa domenica di novembre e siamo verso l’ora di pranzo, io mi sento rilassato e quindi mi sto facendo cullare dalle atmosfere eteree e ripetitive di Aelita, un ottimo lavoro dei Tie+Tickled Trio. Fosse stata una giornata più energica, forse avrei ascoltato una sinfonia di Mahler oppure un vecchio disco rock. Fosse stata una serata d’estate, forse avrei ascoltato un Miles Davis del periodo hard bop. E così via. Ora mi chiedo: se con la musica funziona bene il binomio tra il mood personale del momento e il genere (o l’autore) che scelgo di ascoltare, perché non dovrebbe funzionare allo stesso modo con la letteratura? Me lo chiedo, perché alcuni giorni fa si è riaffacciato in rete il solito battibecco sui generi. Riassumo brevemente: l’ottimo Raul Montanari dà il LA con un articolo su Satisfiction e ipotizza una nuova etichetta, il post-noir. Lo fa pubblicando una sua conversazione (e-epistolare) con Gianni Biondillo e Grazia Verasani. Da quel punto in poi, com’era prevedibile, si è scatenato l’inferno. Almeno tre i siti di discussione: Satisfiction stesso, Nazione Indiana (a partire da un intervento di Giampaolo Simi in risposta a Montanari) e Facebook. Sui primi due siti lo scontro (verbale) è stato violento, sul terzo meno, perché si trattava di una discussione “privata” all’interno di una nota pubblicata da Stefano Di Marino. Io non ho letto tutti gli interventi (erano centinaia), ma mi sembra che su Nazione Indiana sia andata in scena la diatriba più accesa e, come spesso accade in Italia, la qualità della discussione è scesa molto di livello con il passare del tempo. Dalle solite discussioni su genere sì – genere no, molti sono scivolati sul piano personale, cercando di regolare vecchi conti in pubblico (o almeno questo è ciò che appariva all’esterno). Gian Paolo Serino ha perfino compilato un abrasivo elenco post-moderno dove troncava perentoriamente la grande maggioranza degli scrittori di genere italiani contemporanei, scendendo, in alcuni casi, sul piano del cattivo gusto e rasentando l’offesa personale. Allora io dico: come mai non ci siamo ancora stufati di queste lotte? Non riusciamo a capire che la scelta di genere che il lettore fa quando è in libreria, oppure davanti allo scaffale di casa sua, è dettata dall’emozione che lui prova in quel momento? Non credete che i generi e le etichette lo aiutino a scegliere ciò che egli pensa sia meglio leggere in quel periodo/momento della sua vita? Oppure credete che leggere Joyce o Proust emotivamente sia la stessa cosa, tanto sono entrambi letteratura di alto livello? Oppure, entrando nel vasto oceano dei generi, pensate che il Maigret di Simenon sia equivalente a un Holmes di Doyle? Oppure che Dracula di Stoker vi dia le stesse emozioni di un romanzo di Dumas? No, perdio, non credo sia così. Io mi avvicino a un libro piuttosto che un altro a seconda del mio stato mentale ed emotivo. Sono felice e spensierato? Leggo Lansdale o Leonard. Sono in vena di letture impegnative e di alto livello? Un bel saggio di Hofstadter farà per me. Incazzato? Manchette. E’ Natale? Mi sparo. Ehm, no, volevo dire mi sparo un Tolkien oppure un gustoso volumetto di storielle ebraiche (consigliato). Pasqua? Boh, vado a farmi una gita sui monti. Sono in ferie? Divoro un thriller di Connelly. Non lo so. Io funziono così e molte persone che conosco funzionano allo stesso modo. Certo, poi possiamo discutere se il post-noir sia un’etichetta che ha senso di esistere e se sotto tale definizione ci sia veramente un gruppo di scrittori e di opere che ne rappresentano lo spirito. E possiamo anche discutere quale sia questo spirito. Però, a mio parere, non possiamo negare che l’appartenenza a un genere o a un altro non sia un tassello fondamentale della letteratura, come lo è per la musica (e il cinema, eccetera eccetera). Viva i generi!





Aggiunto al reader di Google (e avvisa, no??!).
Quest’anno tocca a te il dibattito sullo Scerbanenco
Ciao Ale,
lo sto ancora sistemando! Ti avrei avvisata in settimana.…
Cmq niente dibattito sullo Scerbanenco qui da me, perché progetto di vincerlo il prossimo anno…
Ciao Al! Trovo il tuo intervento ampiamente condivisibile, come lo è stato quello di Simi su Nazione Indiana. Seguo il dibattito più che altro da lettore, ma vi vedo riflessi gli stessi limiti delle annose discussioni che da sempre affliggono il mondo della fantascienza italiana. Solo che nel caso della SF si ha l’umiltà di parlare di fandom anche quando a fare il dibattito sono fior fiore di professionisti. Nella diatriba noir/post-noir invece ci sono gli Unici Veri Depositari del Verbo che colgono il primo pretesto per scatenare la loro campagna che — più che ideologica o culturale — è semplicemente personale. Un modo come un altro per fare cerchia, segnare il perimetro e prendere le distanze. Spesso da gente più brava di loro. Dispiace vedere autori di blasone manovrati come marionette da Serino. E da uno che paragona Saviano a Melissa P. e non perde occasione per ricordarti che scrive per Repubblica e… ah, sì questa cosa lui l’ha già detta su Repubblica, u.s.w.… che cosa vuoi aspettarti?
Il problema dell’ambizione personale qui si fonde inestricabilmente con la questione della nobiltà dei generi. Per quanto mi riguarda, se uno non è in grado di capire l’importanza di un genere, della sua storia, dei moduli consolidati attraverso la tradizione e gli scrittori che ne hanno segnato il cammino, del piacere di infrangerne le regole che solo la loro conoscenza e l’amore che provi per loro può darti, ebbene, per me non vale il tempo sprecato per farglielo capire.
In gamba, Al! Scopro ora questo spazio, ti tengo d’occhio
Grazie X, alla prossima!