Archive for November, 2009

Libri, vino e cicche con Veit Heinichen

Solo su Bora.La!

Lama e Trama

Edi­zione 2009 Pre­mio Lama e trama alla car­riera a Vale­rio Varesi, per avere impresso al giallo ita­liano sug­ge­stioni pae­sag­gi­sti­che e com­ples­sità psi­co­lo­gi­che degne della grande letteratura.

VENERDÌ 20 NOVEMBRE – Ore 21,00

Museo dell’arte fab­brile e delle coltellerie

via Mae­stri del lavoro, 1 – Maniago

Ceri­mo­nia di con­se­gna del Pre­mio alla car­riera allo scrit­tore Vale­rio Varesi Incon­tro con i giu­rati dell’edizione 2009: Eli­sa­betta Buc­cia­relli, Alberto Custer­lina, Diana Lama (sezione Rac­conto) Nicola Bonazzi, Rosa­rio Palaz­zolo, Fabio Sca­ra­mucci (sezione Mono­logo tea­trale) Piero Pieri, Bia­gio Pro­ietti, Fer­di­nando Vicen­tini Orgnani (sezione Cor­to­me­trag­gio cine­ma­to­gra­fico) Inter­ven­gono: Luigi Ber­nardi (pre­si­dente ono­ra­rio) Anto­nio Pao­lacci (curatore)

SABATO 21 NOVEMBRE – Ore 17,30

Museo dell’arte fab­brile e delle coltellerie

via Mae­stri del lavoro, 1 – Maniago

Pro­cla­ma­zione dei vin­ci­tori Pre­mio Lama e trama – Sezione Rac­conto Pre­mio Lama e trama – Sezione Cor­to­me­trag­gio cine­ma­to­gra­fico Pre­mio Lama e trama – Sezione Mono­logo tea­trale Pre­mio Lama (for­chetta) e trama Nel corso dell’incontro Nicola Bonazzi, Rosa­rio Palaz­zolo e Fabio Sca­ra­mucci leg­gono brani tratti dai testi vin­ci­tori. Ore 20,30 Cena con gli autori presso Euro­ho­tel via della Vit­to­ria, 30 – Maniago (pre­no­ta­zioni: tel. 0427 71432)

Recensione su Bora.la

NudoDUomoConCalzinoAl Custer­lina recen­si­sce e con­si­glia Nudo d’uomo con cal­zino, di Giu­lia Blasi. QUI./p>

Catena alimentare. Una storia vera.

Cisal­pino, tratta Milano-Trieste. Sta­zione di Milano. Prima classe. Un tizio sui 25, pelle oli­va­stra, capelli scuri e ispidi, si siede. Tiene il giub­botto addosso, si guarda intorno. Arri­vano due uomini sui 35. Uno vestito spor­tivo, l’altro in giacca e cra­vatta. Lo spor­tivo guarda il tizio seduto e dice: «Tu ce l’hai la pre­no­ta­zione?». Secco, arro­gante, forte accento veneto. «Vera­mente no». Dice l’altro. «Allora qui non puoi stare». Il tizio si alza e se ne va. Lo spor­tivo si siede al posto suo e l’elegante di fronte. Com­men­tano scuo­tendo la testa, ma non rie­sco a sen­tire. Sta­zione di Bre­scia. Sale un uomo ultra-elegante, sui cin­quanta. Biglietto in mano, scruta i numeri dei sedili. Si ferma,  guarda lo spor­tivo dall’alto verso il basso e chiede: «Ha la pre­no­ta­zione per que­sto posto?». «Ehm, no, ce l’ho per la car­rozza di là. Io e il mio amico vole­vamo stare insieme». «Que­sto è il mio posto». Dice l’elegantone maturo esi­bendo la pre­no­ta­zione. Lo spor­tivo e il suo amico si alzano e vanno in cerca di un’altra siste­ma­zione. Il cin­quan­tenne sistema la sua vali­getta e il gior­nale sul ripiano, poi si toglie il cap­potto e siede al suo posto. Mi guarda e scuote la testa.

Tied + Tickled Trio

Citati nel pre­ce­dente post, ecco un video dei Tied + Tic­kled Trio, flut­tuante for­ma­zione tede­sca che spa­zia dal jazz al dub. Que­sto pezzo s’intitola Revo­lu­tion ed è tratto dall’album A.r.c. uscito nel 2006.

Genere o non genere, che problema!

18739-big-4-scaffale2Quante volte nella vostra vita (soprat­tutto di recente, con le ormai vastis­sime rac­colte di MP3 che molti di noi pos­sie­dono) vi siete messi a far ordine nel vostro archi­vio musi­cale? Tante, imma­gino. E ogni volta vi sarete chie­sti: in che ordine met­tiamo que­sti dischi? Per autore? Per genere? Per anno? Da par mio, l’ordine migliore è quello di genere e vi dico anche per­ché. Quando ti avvi­cini alla scaf­fa­la­tura che ospita i tuoi vinili e i tuoi CD ben ordi­nati per genere (oppure quando apri la car­tella degli MP3), è il mood della gior­nata che guida la tua mano verso un genere o un altro. Oggi, per esem­pio, è un’uggiosa dome­nica di novem­bre e siamo verso l’ora di pranzo, io mi sento rilas­sato e quindi mi sto facendo cul­lare dalle atmo­sfere ete­ree e ripe­ti­tive di Aelita, un ottimo lavoro dei Tie+Tickled Trio. Fosse stata una gior­nata più ener­gica, forse avrei ascol­tato una sin­fo­nia di Mahler oppure un vec­chio disco rock. Fosse stata una serata d’estate, forse avrei ascol­tato un Miles Davis del periodo hard bop. E così via. Ora mi chiedo: se con la musica fun­ziona bene il bino­mio tra il mood per­so­nale del momento e il genere (o l’autore) che scelgo di ascol­tare, per­ché non dovrebbe fun­zio­nare allo stesso modo con la let­te­ra­tura? Me lo chiedo, per­ché alcuni giorni fa si è riaf­fac­ciato in rete il solito bat­ti­becco sui generi. Rias­sumo bre­ve­mente: l’ottimo Raul Mon­ta­nari dà il LA con un arti­colo su Sati­sfic­tion e ipo­tizza una nuova eti­chetta, il post-noir. Lo fa pub­bli­cando una sua con­ver­sa­zione (e-epistolare) con Gianni Bion­dilloGra­zia Vera­sani. Da quel punto in poi, com’era pre­ve­di­bile, si è sca­te­nato l’inferno. Almeno tre i siti di discus­sione: Sati­sfic­tion stesso, Nazione Indiana (a par­tire da un inter­vento di Giam­paolo Simi in rispo­sta a Mon­ta­nari) e Face­book. Sui primi due siti lo scon­tro (ver­bale) è stato vio­lento, sul terzo meno, per­ché si trat­tava di una discus­sione “pri­vata” all’interno di una nota pub­bli­cata da Ste­fano Di Marino. Io non ho letto tutti gli inter­venti (erano cen­ti­naia), ma mi sem­bra che su Nazione Indiana sia andata in scena la dia­triba più accesa e, come spesso accade in Ita­lia, la qua­lità della discus­sione è scesa molto di livello con il pas­sare del tempo. Dalle solite discus­sioni su genere sì – genere no, molti sono sci­vo­lati sul piano per­so­nale, cer­cando di rego­lare vec­chi conti in pub­blico (o almeno que­sto è ciò che appa­riva all’esterno). Gian Paolo Serino ha per­fino com­pi­lato un abra­sivo elenco post-moderno dove tron­cava peren­to­ria­mente la grande mag­gio­ranza degli scrit­tori di genere ita­liani con­tem­po­ra­nei, scen­dendo, in alcuni casi, sul piano del cat­tivo gusto e rasen­tando l’offesa per­so­nale. Allora io dico: come mai non ci siamo ancora stu­fati di que­ste lotte? Non riu­sciamo a capire che la scelta di genere che il let­tore fa quando è in libre­ria, oppure davanti allo scaf­fale di casa sua, è det­tata dall’emozione che lui prova in quel momento? Non cre­dete che i generi e le eti­chette lo aiu­tino a sce­gliere ciò che egli pensa sia meglio leg­gere in quel periodo/momento della sua vita? Oppure cre­dete che leg­gere JoyceProust emo­ti­va­mente sia la stessa cosa, tanto sono entrambi let­te­ra­tura di alto livello? Oppure, entrando nel vasto oceano dei generi, pen­sate che il Mai­gret di Sime­non sia equi­va­lente a un Hol­mes di Doyle? Oppure che Dra­cula di Sto­ker vi dia le stesse emo­zioni di un romanzo di Dumas? No, per­dio, non credo sia così. Io mi avvi­cino a un libro piut­to­sto che un altro a seconda del mio stato men­tale ed emo­tivo. Sono felice e spen­sie­rato? Leggo Lan­sdaleLeo­nard. Sono in vena di let­ture impe­gna­tive e di alto livello? Un bel sag­gio di Hof­stad­ter farà per me. Incaz­zato? Man­chette. E’ Natale? Mi sparo. Ehm, no, volevo dire mi sparo un Tol­kien oppure un gustoso volu­metto di sto­rielle ebrai­che (con­si­gliato). Pasqua? Boh, vado a farmi una gita sui monti. Sono in ferie? Divoro un thril­ler di Con­nelly. Non lo so. Io fun­ziono così e molte per­sone che cono­sco fun­zio­nano allo stesso modo. Certo, poi pos­siamo discu­tere se il post-noir sia un’etichetta che ha senso di esi­stere e se sotto tale defi­ni­zione ci sia vera­mente un gruppo di scrit­tori e di opere che ne rap­pre­sen­tano lo spi­rito. E pos­siamo anche discu­tere quale sia que­sto spi­rito. Però, a mio parere, non pos­siamo negare che l’appartenenza a un genere o a un altro non sia un tas­sello fon­da­men­tale della let­te­ra­tura, come lo è per la musica (e il cinema, ecce­tera ecce­tera). Viva i generi!